Autore: DOTT.SSA GIORGIA MARCHESI
C'è un momento, nella vita di ognuno di noi, in cui ci rendiamo conto che portare rancore è come trascinare un macigno sulla schiena: all'inizio sembra darci forza, il senso di avere ragione, di essere dalla parte giusta. Ma col tempo, quel peso diventa insopportabile.
Il tuo corpo lo sa. Lo ha sempre saputo.
Mentre la mente costruisce giustificazioni e la ragione trova mille motivi per cui "quella persona non merita il perdono", il corpo accumula tensione, contrae i muscoli, irrigidisce le spalle, blocca il respiro.
Alexander Lowen aveva ragione quando diceva che "ogni muscolo cronicamente teso è un muscolo arrabbiato". Ma c'è un'altra verità che Lowen ha scoperto nel suo lavoro: ogni muscolo che si arrende diventa un ponte verso il perdono.
Per anni ho incontrato persone che mi dicevano: "Dottoressa, io ho perdonato, ho superato tutto." Ma i loro corpi raccontavano un'altra storia. Spalle contratte come armature, mascelle serrate come casseforti, respiri corti come se l'aria stessa fosse una minaccia.
La bioenergetica ci insegna qualcosa che la mente fatica ad accettare: il perdono non è solo una decisione mentale. È anche un processo corporeo.
Puoi decidere con la testa di perdonare, puoi ripeterlo come un mantra, puoi convincerti di aver superato il dolore. Ma se il tuo corpo continua a trattenere quella contrazione, se i muscoli rimangono in stato di allerta, se il respiro rimane superficiale, il perdono rimane solo un concetto, non un'esperienza vissuta.
Lowen ha fatto una scoperta rivoluzionaria: fintanto che abbiamo l'illusione di poter ottenere, da adulti, quello che ci è mancato da bambini, siamo predestinati a fallire. Nessun amore, nessuna accettazione da parte del terapeuta, o del compagno, ci potrà restituire l'esperienza perduta di essere accettati e amati per quello che eravamo da bambini.
Questa consapevolezza è dolorosa, ma è anche liberatoria. Significa che il perdono autentico non può avvenire finché continuiamo a cercare negli altri quello che non abbiamo ricevuto. Il vero perdono inizia quando smettiamo di aspettare che il mondo ripari le nostre ferite e iniziamo a farlo noi stessi.
Ma come si fa? Come si passa dal rancore al perdono quando il corpo stesso sembra essere programmato per trattenere il dolore?
La risposta è sorprendentemente semplice, anche se non facile: attraverso il grounding.
Il grounding, nella bioenergetica, è molto più di un esercizio fisico. È un ritorno a casa. È il momento in cui smetti di vivere nella tua testa, dove rimuginii sui torti subiti, e ritorni nel tuo corpo, dove la vita accade davvero.
Quando ti radichi - piedi ben piantati a terra, ginocchia leggermente piegate, respiro che scende nel ventre - qualcosa cambia. Non immediatamente, non magicamente, ma inesorabilmente.
Il corpo inizia a ricordare qualcosa che la mente aveva dimenticato: sei qui, sei vivo, sei al sicuro in questo momento.
Attraverso il lavoro con il corpo possiamo ammorbidire le tensioni e rivivere il desiderio di essere accettati e amati e la tremenda tristezza di aver desiderato invano. Essendo ben radicati ed avendo un corpo pieno di energia possiamo vivere nella nostra realtà adulta e perciò sentire che la ricerca tesa a recuperare quanto perduto da bambini è un'illusione.
Questo passaggio di Lowen contiene la chiave di tutto: il perdono autentico non avviene quando riusciamo a dimenticare il dolore, ma quando riusciamo a sentirlo pienamente nel corpo e poi lasciarlo andare.
Quando ti permetti di sentire veramente quella tristezza che hai trattenuto per anni, quando permetti alle lacrime di scorrere, quando lasci che il corpo tremi o si agiti per rilasciare l'energia bloccata, accade qualcosa di profondo: ti rendi conto che puoi sopravvivere a quel dolore.
E se puoi sopravviverci, non hai più bisogno di proteggerti da esso con l'armatura del rancore.
Una delle resistenze più comuni al perdono è la paura che perdonare significhi giustificare l'azione dell'altro, dire che "va bene" quello che è successo.
Ma il perdono bioenergetico è diverso. Non ha niente a che fare con l'altro. Ha tutto a che fare con te.
Quando perdoni bioenergeticamente, non stai dicendo che l'altro aveva ragione. Stai semplicemente smettendo di usare la tua energia vitale per mantenere viva una ferita. Stai scegliendo di liberare i tuoi muscoli dalla contrazione cronica, il tuo respiro dalla superficialità, il tuo cuore dalla chiusura.
Il perdono bioenergetico ha delle pratiche concrete:
1. IL RICONOSCIMENTO CORPOREO Prima di tutto, devi sapere dove il tuo corpo tiene il rancore. È nelle spalle che si alzano quando pensi a quella persona? Nello stomaco che si contrae? Nella mascella che si serra?
2. LA RESPIRAZIONE NELLA TENSIONE Invece di cercare di rilassare immediatamente la tensione, porta il respiro direttamente lì. Respira nel punto contratto, come se stessi massaggiando dall'interno quella parte di te che ha deciso di proteggere il dolore.
3. IL MOVIMENTO ESPRESSIVO Permetti al corpo di esprimere quello che sente. Se c'è rabbia, lascia che si muova attraverso pugni nell'aria o calci a un cuscino. Se c'è tristezza, permetti al petto di aprirsi e chiudersi, alle braccia di abbracciare e poi lasciare andare.
4. IL GROUNDING DEL PERDONO Concludi sempre con il grounding. Piedi a terra, ginocchia piegate, respiro che scende. Questo è il momento in cui dici al tuo corpo: "Sono qui, sono al sicuro, posso lasciare andare."
Il paradosso del perdono bioenergetico è che più accetti quello che senti - la rabbia, il dolore, la delusione - più facile diventa lasciarlo andare.
La maschera è frutto di non accettazione dell'io interiore del bambino da parte dei genitori. Il bambino si convincerà che l'atteggiamento che sostiene la maschera darà luogo all'approvazione e all'amore dei genitori, ma ci sarà inevitabilmente un disallineamento tra il lato emotivo (interiore profondo) e quello apparente (aspetto esteriore razionale) della persona.
Spesso, il rancore che portiamo verso gli altri è in realtà rabbia verso noi stessi per non essere stati abbastanza forti, abbastanza intelligenti, abbastanza amabili per evitare il dolore.
Ma quando accetti che quel bambino ferito dentro di te ha fatto del suo meglio con le risorse che aveva, quando smetti di giudicare te stesso per essere stato vulnerabile, qualcosa si scioglie.
Il perdono è qui inteso come gesto egoistico, come scioglimento della tensione e del risentimento dentro di noi: quando questo succede, diventiamo più disponibili, e lasciamo che gli altri possano cogliere di noi non le nostre tensioni, ma la nostra disponibilità, non il nostro pugno chiuso, ma la nostra mano aperta.
Ecco la verità che cambia tutto: il perdono non è un atto di bontà verso l'altro. È un atto di sopravvivenza verso te stesso.
Ogni energia che usi per mantenere vivo il rancore è energia che non puoi usare per vivere. Ogni muscolo che tieni contratto per proteggere una ferita è un muscolo che non può muoversi liberamente nella vita.
Quando perdoni bioenergeticamente, non diventi più buono. Diventi più vivo.
Il percorso dal rancore al perdono non è lineare. Non è neanche veloce. Ma è possibile.
La bioenergetica ti offre una strada diversa da quella mentale: invece di cercare di convincere la tua mente a perdonare, inizia ad ascoltare il tuo corpo. Invece di forzare il perdono, permetti al corpo di arrivarci quando è pronto.
Ogni volta che pratichi il grounding, ogni volta che respiri consapevolmente nella tensione, ogni volta che permetti al corpo di esprimere quello che sente senza giudizio, stai facendo un passo verso il perdono.
Non il perdono come obbligo morale, ma il perdono come ritorno a casa nel tuo corpo, nella tua vitalità, nella tua capacità di vivere pienamente.
Perché alla fine, questo è tutto quello che conta: essere vivi, essere presenti, essere liberi di sentire tutto lo spettro delle emozioni umane senza rimanere intrappolati in nessuna di esse.
Il tuo corpo sa già come fare. Devi solo dargli il permesso di insegnartelo.
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