Mindfulness

Pensare una cosa, dirne un’altra e infine fare tutt’altro, e non sapere bene perchè. Ti è mai capitato?

Credo di si, è molto comune. Capita quando si vive in automatico, senza che ci rendiamo veramente conto di quello che stiamo facendo.

È raro essere veramente presenti alla nostra vita, perchè siamo distratti in ogni momento dal rumore delle nostre menti e disorientati dalla nebbia delle nostre emozioni, che continuamente ci allontanano da noi stessi. 

Di fatto, guardiamo alla nostra realtà attraverso il filtro del nostro pensiero automatico.

Come possiamo vivere in pace con queste limitazioni? e in questa incertezza? Chi è che guida? Chi decide le nostre vite?

Mindfulness significa innanzitutto “coltivare l’intimità con noi stessi” per diventare i registi consapevoli e sereni delle nostre esistenze, momento per momento.

Nella nostra vita il momento presente è l’unico che stiamo attraversando veramente, quello più fragile, perché il pensiero sul futuro è un’ipotesi senza alcuna certezza e quello sul passato è irrimediabilmente trascorso e non possiamo tornarci. 

Essere presenti è l’unico modo per aiutarci ad esprimere la nostra verità, che non significa essere giusti o sbagliati, significa essere il più pienamente possibile. Ed è quello che conta veramente. Essere ciò che possiamo essere ora, senza giudizio, senza paura.

Difficile? 

Forse, ma è molto più faticoso vivere senza presenza. Perché significa abdicare continuamente al potere degli automatismi della nostra coscienza, lasciare che siano loro a viverci, lasciandoci l’illusione che sia più facile così.

La meditazione Mindfulness ci aiuta a spezzare il circolo vizioso degli automatismi e a riprendere contatto con noi stessi, momento per momento.

Si parte dalla attenzione sul respiro. Quanto siamo consapevoli del nostro respiro e del suo incredibile potere pacificante? È la nostra fonte di vita. Che confidenza abbiamo con uno degli atti più importanti della nostra vita?

Possiamo fare un semplice esercizio: mantenere per 3 minuti l’attenzione sulla nostra respirazione, non facendo altro che osservare e sentire il movimento di marea del nostro respiro che va e che viene. Quanto riusciamo a mantenere questa concentrazione senza lasciarci distogliere da pensieri e sensazioni?

Se abbiamo incontrato difficoltà… siamo ottimi candidati per trarre beneficio dalla pratica della mindfulness.

Le origini e le applicazioni

Questa pratica si sviluppa anticamente dagli insegnamenti del buddhismo theravada (vipassana), dello zen (zazen) e delle pratiche di meditazione dello yoga ed è stata resa più nota negli anni 70 con Jon Kabat Zinn, un biologo americano, professore alla School of Medicine dell'Università del Massachusetts, che basandosi sulla sua esperienza di meditazione ha sviluppato questa pratica per aiutare le persone gravemente malate o in fase terminale, a trovare nel profondo di sè stesse le risorse per affrontare lo stress e la sofferenza della loro condizione

Un’ottima pratica anche per chi desideri migliorare la propria qualità di vita su tutti i piani, relazionale, familiare e lavorativo, grazie alla maggiore presenza a sé stessi e al prossimo.